Le grandi scoperte del XX° secolo hanno impresso al pianeta un’accelerazione di enorme portata, spingendolo troppo velocemente verso livelli tecnologici sempre più evoluti.La “velocità” e la “relatività” sono divenute due delle categorie principali del nostro tempo e della sua vicenda umana, dove l’evoluzione scientifica e quella tecnologica, che tanto hanno contribuito ad avvicinare le “distanze”, hanno, contemporaneamente, allontanato le “prossimità”.
È così che, in un mondo sempre più amplificato dai media, nasce l’esigenza di recuperare tempi, grammatiche e linguaggi capaci di annientare la neutralità della globalizzazione e di riportare alla luce l’unicità dei luoghi e delle loro identità.
Contro ogni forma di particolarismo esasperato, dettato dalla natura specialistica della scienza, e lontano da ogni tentazione di narcisismo geo-politico, torna ad emergere, in maniera forte, la necessità di raccontare l’unicità nell’equilibrio della contraddizione per costruire, nella continuità di “culture affini”, una nuova forma di armonia. Per queste e molte altre ragioni ci piace immaginare che L’Europa e il Mediterraneo, quali metafore di opposti che entrano in relazione e si completano nella fertilità di una terra (Europa) che ha saputo accogliere le “correnti”plurali di un mare generatore, continueranno, nei secoli, a concepire straordinarie e sempre nuove forme di dialogo e di civiltà.
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